"il risveglio dopo il letargo"

Carissimi,
“L'amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, tutti i fenomeni… Non si regala l'anima a chi non è disposto a donare la sua..." Così scriveva Oriana Fallaci.
L’amore non è fatto né di parole né di sentimentalismi, esso è offerta! È questa la frase classica che potrebbe racchiudere il mistero che ci ha guidato nelle settimane pasquali e che noi stessi siamo stati chiamati a vivere, condividere e visto realizzato da Cristo nostro Salvatore.
Ma mi rimane un interrogativo: quale incidenza ha sulla vita concreta del cristiano l’esperienza della Pasqua? A cosa posso paragonare questo tempo vissuto affinché l’amore non sia solo parola ma offerta data ed accolta?
Ho chiesto, allora, a una signora di suggerirmi un concetto che richiamasse il periodo della Pasqua, della primavera che stiamo attraversando; dopo un attimo di riflessione mi ha detto: “Traguardo dopo l’attesa, risveglio dal letargo!” In fondo è proprio cosi! Per vivere la Pasqua bisogna accettare la passione. Per vedere la bellezza della Primavera, bisogna attraversare il “cupo inverno” e gli “aspri venti” e se non si vive pienamente la Primavera non si gode la stagione dei frutti estivi. La vita è una catena dove ogni anello lega un passato ed un futuro. La vita è un eterno presente fra passato e futuro. La vita è l’attimo che ti sfugge dalle mani. Se non sviluppiamo il tempo pasquale che stiamo vivendo, noi rimarremo nel nostro letargo, rimarremo legati ai nostri blocchi di partenza. Se invece abbiamo vissuto veramente la Pasqua come testimonianza e non solo come liturgia, allora siamo persone nuove, diverse. Siamo persone che hanno cambiato modi di pensare, han cambiato tipo di presenza in questo mondo. Persone che vivono e sono attente ai valori che non passano, ai valori che sono sempre valori per se stessi e non presentano “segni e fenomeni”, elementi che sono condizionati dal proprio comodo, dal proprio interesse, dal proprio successo personale, dal proprio prestigio, dal proprio umore: ma sono valori di tutto l’uomo, e per tutti gli uomini. Se così è, allora il valore diventa principio, fondamento da testimoniare.
Vivere la Pasqua non è vivere una commemorazione del passato, ma vivere da persone diverse. Vivere la gioia della Pasqua non è come pigiare un bottone, per ottenere una propria risposta. Cristo è risorto! e San Paolo direbbe “anche noi siamo risorti con Cristo”, ma la Sua risurrezione, quanti di noi ha coinvolto? Quante persone hanno cambiato il loro modo di pensare, di testimoniare? Abbiamo detto “modo” perché vivere da cristiani è uno stile!
Mi convinco sempre di più che avere Cristo come modello della nostra vita è importante, salutare ed efficace. Noi diciamo che Cristo per dimostrare la sua divinità,il suo essere Figlio di Dio, guarì i malati, diede la vista i ciechi, fece camminare gli storpi… ma noi, per dare un segno della nostra fede in questo mondo, per dare segno della nostra partecipazione alla risurrezione, quale segno di liberazione offriamo? Quale testimonianza del nostro essere nuove persone siamo capaci di mostrare?
“Non si regala l’anima a chi non è disposto a donare la sua” ho riportato sopra: Cristo non ha avuto dubbi nel donare la sua vita a e per noi.
La natura, proprio in questo tempo, ci viene incontro: essa ci insegna tante cose: abbiamo vissuto l’inverno, con le sue peculiarità, simili alle difficoltà fredde e pungenti che la vita ci riserva ed ora in questo periodo, lentamente, stiamo vivendo la bellezza della primavera, è come se fosse una tappa che stiamo raggiungendo dopo la lunga attesa dell’inverno. È il traguardo dopo l’attesa! È quel lento gonfiarsi delle gemme sui rami scuri e nudi che scoppiano nel verde promettente di una nuova vita. Ma questo accade sicuramente anche nella nostra vita e avremo certamente la nostra primavera e poi, nel tempo e nella paziente speranza avremo anche la nostra estate.
Ecco, la primavera è sicuramente quella forza interiore che ci serve per cambiare il mondo, per far scoppiare quelle gemme colme di speranza che riempiono il cuore di chi ha incontrato Cristo nella sua esperienza di vita e non ha potuto non innamorarsi del suo stile di vita.
Vivere il tempo della primavera significa essere coscienti e desti per far maturare ciò che è dentro la gemma, far crescere domani il frutto dell’attesa.
È vero che tutti ci possono augurare e promettere un domani facile, ma certo nessuno ce lo può assicurare. Anch’io, allora, auguro un domani felice, ma consiglio una ricetta per la realizzazione: avere il cuore sereno! È questa la sorgente della felicità, della calma, della pazienza, del coraggio … Sapendo che i momenti di paura, di tristezza, di solitudine, di sofferenza non mancheranno, ma se siamo capaci e convinti di mantenere il senso della provvisorietà sempre, ci aiuterà a comprendere meglio che dopo ogni inverno c’è la sua Primavera e dopo ogni Primavera c’è la sua Estate …
Guida e vivi il tuo tempo e non essere guidato da lui!
Ogni bene,allora e …. Buona Pasqua!
don Alberto